Cala Goloritzè: nel cuore del Selvaggio Blu

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A Cala Goloritzè il mare splendido che caratterizza le coste della Sardegna trova uno sfondo diverso: quello delle montagne antiche dell’isola, con le rocce sapientemente lavorate dal vento. Un connubio unico e affascinante, che mostra un tratto di Ogliastra che ha qualcosa della Barbagia, di cui risulta percepibile un’eco non poi tanto lontana.

Siamo nella parte orientale della Sardegna, nella costa di Baunei, che si estende per un totale di 32 km tra Santa Maria Navarrese e il Golfo di Orosei: quella del Selvaggio Blu, il percorso di trekking più famoso d’Europa, adatto solo ad escursionisti esperti per via della sua difficoltà. Cala Goloritzé è uno dei suoi luoghi più belli e iconici.

L’arco di Monte Caroddi, simbolo della Sardegna

Cala Goloritzè si trova a circa dieci miglia da Santa Maria Navarrese, in un litorale a strapiombo sul mare, roccioso e aspro. Si tratta di una spiaggia che tutti abbiamo visto in foto in più di un’occasione, complice la presenza di una guglia caratteristica che viene immortalata in molte immagini che raccontano la Sardegna.

L’arco di Monte Caroddi, questo il suo nome, è facilmente riconoscibile grazie alla forma simile a quella di una piramide ed è valso a Cala Goloritzé il riconoscimento di “Monumento Nazionale Italiano” dal 1995. Si trova in corrispondenza del Capo di Monte Santu, situato tra Baunei e Dorgali. Lo si percepisce perfettamente da qualsiasi punto della spiaggia, complice la posizione a 143 metri di altezza sul livello del mare e 100 metri di altezza relativa.

Il nome Monte Caroddi pare sia legato alla figura di Maria Coccoroddi, protagonista di una leggenda locale. La donna sarebbe stata pietrificata per punizione mentre impastava il pane, dopo aver rifiutato l’elemosina nientemeno che alla Madonna. Il nome Cala Goloritzè, invece, prende forma da quello assegnato al promontorio. L’intera area porta i segni di un popolamento tra i più antichi dell’isola, dovuto alla presenza di risorse naturali faunistiche e ittiche.

Il paesaggio primitivo di Cala Goloritzè

Il fondale si distingue per la trasparenza ai limiti del surreale, capace di incantare anche chi in Sardegna ci è nato ed è “abituato” alla bellezza. Il colore visto dall’alto è tra il turchese e il verde smeraldo, complice la presenza di sorgenti carsiche sottomarine. La sabbia, finissima e bianchissima come quella dei Caraibi, è valorizzata oltre che dal colore immaginifico del mare dalla natura circostante, con le rocce che presentano molteplici toni di grigio, decisamente luminose.

L’arco di Monte Caroddi non è il solo elemento degno di nota per quanto riguarda il contesto geologico di questa parte del Selvaggio Blu. Le falesie, alte circa 500 metri, si stagliano imponenti e audaci: possono sembrare minacciose ma in fondo sono silenziose e pacifiche spettatrici, con una storia antichissima alle spalle. La vegetazione che le caratterizza è quella tipica della macchia mediterranea, che in Sardegna trova ulteriori connotazioni primordiali, ben percepibili all’olfatto: l’odore del corbezzolo, dello stesso rosmarino – che è una pianta in fondo comune – e delle altre specie arboree è più intenso e aromatico.

Arrivare a Cala Goloritzè via mare

Il modo più comodo per arrivare a Cala Goloritzè è via mare: l’accesso via terra è infatti adatto soltanto ad escursionisti esperti ed è altamente sconsigliato per quanti non hanno un livello di allenamento più che buono oppure soffrono di vertigini.

Per chi opta per la barca è possibile approfittare dei traghetti che partono con cadenza quotidiana dai porti di Santa Maria Navarrese, Cala Gonone e Arbatax. Qui è possibile anche noleggiare un gommone, stando però attenti a rispettare alcune limitazioni piuttosto rigorose, predisposte per preservare la bellezza del luogo. È infatti vietato lasciare la barca a meno di 300 metri dalla riva, cosa ben segnalata grazie alla presenza di boe che delimitano l’accesso. Da questo punto in poi le alternative sono due per arrivare a riva: o si utilizzano i remi oppure si ormeggia la barca e si procede a nuoto.

Trekking e arrampicata a Cala Goloritzè

Cala Goloritzè è uno dei punti più ambiti di uno dei trekking più celebri su scala nazionale ed europea: il mitico Selvaggio Blu che, come non ci stancheremo mai di ripetere, va affrontato previa adeguata preparazione. Non mancano i tour organizzati di varie tipologie, diversi per durata e livello di difficoltà.

Per chi desidera arrivare via terra la cosa migliore è lasciare la macchina presso il parcheggio di su Porteddu, situato nell’altopiano del Golgo, per poi effettuare un percorso a piedi di quasi 4 km a ridosso del Supramonte di Baunei. Il dislivello è pari a 470 metri, a fronte di una discesa di circa un’ora e mezza nonché di relativa salita al rientro. Segue una piacevolissima passeggiata nella vegetazione mediterranea e infine l’accesso alla spiaggia: un premio decisamente speciale.

Cala Goloritzé è anche una delle mete preferite degli appassionati di arrampicata. Tra le “vie” più celebri c’è quella inaugurata dai celebri alpinisti Maurizio Zanolla e Alessandro Gogna, nota come “la sinfonia dei mulini a vento”.

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